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Articolo: Yalom e la Terapia di Gruppo

Yalom

11 Fattori terapeutici della terapia di gruppo

dott. Giuseppe Martino

psicologo clinico, arteterapeuta

Roma 3518688050

Irving Yalom è Autore del libro Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo nel quale si chiede: “In che modo la terapia di gruppo aiuta i pazienti?”

Yalom sostiene che il cambiamento terapeutico sia un processo particolarmente complesso che avviene attraverso una intricata interazione di esperienze umane a cui fa riferimento usando l’espressione: FATTORI TERAPEUTICI.

Ne individua 11.

FATTORI TERAPEUTICI

1 Infusione di speranza;

2 Universalità;

3 Informazioni;

4 Altruismo:

5 Ricapitolazione correttiva del gruppo primario familiare;

6 Tecniche di socializzazione;

7 Comportamento imitativo;

8 Apprendimento interpersonale;

9 Coesione di gruppo;

10 Catarsi:

11 Fattori esistenziali.

Il primo è l’Infusione di speranza

La speranza è un sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera (Trecani.it).

E’ importante che ci sia speranza sia nel terapeuta che nel paziente sull’efficacia della terapia.

Per quanto riguarda il terapeuta, le ricerche hanno evidenziato l’importanza che il terapeuta creda in se stesso e nell’efficacia del suo gruppo. Questo gli permetterà di trasmettere tale sentimento ai suoi clienti e di porre attenzione a tutto ciò che evidenzia tale efficacia, sottolineando i progressi dei vari membri del gruppo.

Per quanto riguarda il paziente, la speranza gli permette di rimanere agganciato alla terapia, fintanto che gli altri fattori non si attivino, inoltre è essa stessa un fattore di cambiamento, lo confermano i miglioramenti dovuti all’effetto placebo. Studi sulle emozioni positive hanno osservato, infatti, che l’ottimismo e la speranza hanno degli effetti sul benessere personale e sociale.

Come una piantina che germoglia in un terreno arido, così i pazienti del grupo terapeutico iniziano a sperare di poter stare meglio nonostante abbiano rinunciato a sperare in un miglioramento

2) Universalità

Uno degli aspetti più importanti che la terapia di gruppo comporta è la consapevolezza di: “Non sono il solo a provare ed affrontare certe situazioni e sofferenze”.

Tutte le persone provano questi sentimenti e affrontano queste situazioni.

Un modo per rendere consapevole il gruppo del fattore universalità è il seguente esercizio gruppale: si chiede ad ognuno del gruppo: “Esprimi il tuo segreto più intimo su un foglietto in forma anonima.”

In gruppo si raccolgono i biglietti con i segreti sempre in forma anonima. Quando tutti i biglietti con i segreti sono stati raccolti vengono mischiati e ridistribuiti ai membri del gruppo. Ognuno legge il segreto intimo di qualcun altro ad alta voce esprimendo come si sentirebbe se il segreto fosse suo.

Questo metodo si rivela utile della percezione dell’universalità dell’empatia e della capacità degli altri di comprendere.

I segreti sono spesso simili, con un paio di temi predominanti:

Al primo posto troviamo il senso della propria fondamentale inadeguatezza, la sensazione che se gli altri potessero veramente vederlo verrebbero a conoscenza della sua incompetenza, del suo bluff intellettuale.

Il secondo segreto per ordine di frequenza è un profondo senso di alienazione interpersonale, il soggetto riferiscono che non si cura o non riesce veramente a curarsi di un’altra persona o cmq ad amarla.

La terza categoria di segreti riguarda segreti sessuali: con chi e in che modo si fa sesso.

Primo segreto per frequenza: Inadeguatezza.

Secondo segreto per frequenza: Alienazione interpersonale (incapacità di amare).

Terzo segreto per frequenza: segreti sessuali.

3) Informazione

Istruzione didattica: Spiegazione e chiarificazione sono esse stesse fattori terapeutici.

Apprendere sul funzionamento psichico, sul significato dei sintomi, sulle dinamiche interpersonali.

In alcuni gruppi di terapia vengono fornite informazioni specifiche sulla malattia, sulle dinamiche psichiche e vengono dati consigli e suggerimenti.

Tra gli aforismi di Yalom vi è il seguente: LA SPIEGAZIONE DI UN FENOMENO RAPPRESENTA IL PRIMO PASSO VERSO IL CONTROLLO DEL FENOMENO STESSO.

Informazione didattica: L’angoscia dell’incertezza è più patogena che la malattia stessa.

Consigli diretti: più che il consiglio in sé, è un modo per mostrare attenzione, cura e interessamento: il processo di dare consigli aiuta più dei consigli stessi.

Stare attenti ai pazienti “Sì, ma…”

4) Altruismo

La parabola dei lunghi cucchiai.

Il modo migliore di aiutare un uomo è permettergli di aiutarvi.

Nel gruppo, da una fase iniziale in cui si è molto concentrati su se stessi, sui propri problemi, si passa ad una fase in cui i membri sperimentano di essere importanti per gli altri, di poter essere utile, presente con semplicemente se stessi.

5) Ricapitolazione correttiva

del gruppo primario familiare

Yalom sostiene che la capacità del gruppo terapeutico è quella di riprodurre le dinamiche interne alla famiglia: i pazienti si riconoscono gli uni con gli altri come membri del proprio contesto familiare, talvolta rivedono nel terapeuta la figura del capofamiglia ricreando anche gli stessi comportamenti.

Compito del gruppo è quello di correggerli e modificarli analizzando proprio quegli aspetti della vita familiare che sono stati insoddisfacenti o addirittura traumatici.

I primi conflitti familiari vengono rivissuti in modo correttivo.

6) Tecniche di Socializzazione

Il sesto fattore indicato da Yalom è quello che meglio rappresenta il gruppo terapeutico: al suo interno, ogni paziente ha la possibilità di osservare e modificare le proprie tecniche di socializzazione non adeguate.

Questa possibilità deriva da una componente fondamentale del gruppo terapeutico: il feedback.

Nel gruppo si sperimentano diversi modi di pensare e percepire le cose e, nel caso di questo fattore, diversi modi di relazionarsi.

Quindi il feedback rappresenta il punto di partenza per i successivi cambiamenti.

Grazie al feedback è possibile osservare e modificare le proprie tecniche di socializzazione non adeguate.

Una tecnica specifica per osservare e modificare le proprie modalità di socializzazione è inscenare un Role play: ad esempio su come prepararsi ad un colloquio di lavoro. Per gli adolescenti: come approcciare una ragazza.

7) Comportamento imitativo

Consiste nell’imitazione, partendo dall’osservazione, di atteggiamenti altrui al fine di modificare il proprio e trarne così beneficio per la propria guarigione.

Terapia dello spettatore (Moreno)

8) Apprendimento interpersonale

a) Il collegamento con l’aspetto interpersonale mette in risalto “l’essere sociale” dell’uomo: ripetiamo comportamenti che hanno riscosso approvazione da persone significative,

Distorsione paratattica (Sullivan): la persona non risponde all’interlocutore, ma a rappresentazioni immaginarie appartenenti al suo passato che vede sulla figura dell’interlocutore.

Rimedio: validazione consensuale.

Sullivan: processo terapeutico: studiare la salute mentale osservando le relazioni che intercorrono tra le persone, la sintomatologia vene tradotta in senso interpersonale e curata di conseguenza.

Disturbo mentale= relazioni insufficienti o estremamente complesse a causa delle persone immaginarie anche esse integrate nella situazione.

Terapia: curare le distorsioni interpersonali per avere gratificazioni in relazioni interpersonali;

espandere l’io: ridurre il bias da come ci vediamo e come ci vedono gli altri.

Cambiamento dal sollievo della sofferenza al miglioramento della comunicazione con gli altri, essere più onesti, imparare ad amare.

Traduce la depressione nelle sue componenti interpersonali: solitudine, isolamento, incapacità di esprimere rabbia, ipersensibilità verso le separazioni, e poi tratta la sottostante patologia interpersonale.

Esempio: Con chi nel gruppo ti senti in relazione come con il tuo compagno?

Scelta la persona si passa a risolvere il problema interpersonale tra loro:

“Cosa ti porta ad essere distante da lui? Prova a guardarlo.”

Com’è il senso di solitudine ora che lo stai guardando negli occhi?”

Si lavora sul miglioramento della relazione nel qui ed ora, lavorando contemporaneamente sulla problematica lamentata.

b) Esperienza emotiva correttiva (EEC)

Franz Alexander: esperienza emotiva correttiva.

EEC: esporre il paziente in condizioni più favorevoli a situazioni emotive che in passato non è riuscito ad affrontare, oltre che la comprensione intellettuale.

Esempio: il paziente dice che è solo e non si fidanza per non finire a litigare.

Riportando la solitudine ad un livello interpersonale potrebbe esserci: difficoltà ad esprimere aggressività. Paura di perdere il controllo.

Domanda: “Eviti di fidanzarti per non dover esprimere rabbia?”

“Sì.”

“C’è una persona del tuo passato verso la quale non sei riuscito ad esprimere la tua rabbia?”

“Mio padre.”

“Chi nel gruppo ti ricorda tuo padre?”

“Lui.”

“Cosa provi?”

“Rabbia.”

“Esprimi la tua rabbia, qui puoi farlo, non è come quando eri bambino.”

Scopri che le catastrofi temute non si sono avverate, che nessuno si è fatto male e che tu puoi scegliere quando lasciarti andare e quando controllarti.

“Cosa ha significato per te?”

Molto importante è il feedback del gruppo.

“Cosa avete visto e provato mentre il vostro collega esprimeva le emozioni lungamente represse?”

Precondizioni all’Esperienza Emotiva Correttiva: gruppo come luogo sicuro in cui esprimere l’emozione e feedback sinceri per permettere un efficace esame di realtà.

Si sceglie di solito di esprimere un forte affetto negativo, o affetto positivo, esperienza nuova per lui, che coinvolge un altro membro del gruppo, raramente il terapeuta, verificando che la catastrofe temuta non avviene.

Si verificava l’esame di realtà: l’emozione era inadeguata o nell’intensità o nella direzione, o il suo comportamento precedente (evitare le manifestazioni di affetto) era irrazionale, con il risultato che la persona può interagire più liberamente.

Componenti dell’EEC:

1) forte espressione emotiva la cui espressione rappresenta per la persona qualcosa di nuovo;

2) un gruppo che offra un sostegno sufficiente per poter correre questo rischio;

3) l’esame di realtà: esaminare l’evento grazie alla validazione consensuale da parte degli altri;

4) il riconoscimento dell’inadeguatezza di determinati comportamenti e sentimenti interpersonali evitati;

    1. agevolazione della capacità di interagire con gli altri più profondamente e più sinceramente.

Premessa basilare all’EEC: quanto più il gruppo terapeutico si concentra sul qui e ora tanto maggiori saranno la sua efficacia e il suo potere.

Premessa affinché un’espressione emotiva sia un’esperienza terapeutica: i membri del gruppo debbono viversi l’un l’altro in modi più sinceri e spontanei possibili e poi riflettere su questa esperienza, sviluppare una mappa cognitiva che dia significato all’espressione emozionale.

  1. Il gruppo come microcosmo sociale: con il tempo ogni membro inizia ad essere se stesso, a interagire con le altre persone così come agisce nella sua sfera sociale, a creare nel gruppo lo stesso universo interpersonale nel quale è vissuto, in altre parole i pazienti iniziano a rappresentare il proprio comportamento non adattivo, agendolo nel gruppo.

Assioma: se un gruppo evita attivamente qualcosa di importante nessun altro tema di rilievo può essere trattato.

Riconoscimento dei modelli comportamentali ripetitivi nel microcosmo sociale.

Il microcosmo del gruppo è reale?

Ordinando questi principi in una sequenza logica (Importanza delle relazioni interpersonali; L’esperienza emotiva correttiva; Il gruppo come microcosmo sociale) diventa più chiaro il meccanismo dell’apprendimento interpersonale come fattore terapeutico:

1 la sintomatologia psicologica trova la sua origine e la sua espressione nelle relazioni interpersonali disturbate.

Compito della terapia: come imparare a formare relazioni interpersonali gratificanti e libere dalla distorsione;

2 il gruppo evolve in una rappresentazione in miniatura del microcosmo sociale di ciascun paziente;

3 i membri del gruppo, attraverso il feedback e le auto-osservazioni diventano consapevoli degli aspetti significativi del loro comportamento interpersonale, le loro forze, le loro distorsioni interpersonali e il comportamento non adattivo che suscita risposte sgradite dagli altri membri del gruppo.

Spesso la persona è stata respinta in passato e ora conserva una immagine negativa di sé.

All’esterno del gruppo le persone per educazione non gli hanno comunicato le ragioni del loro respingimento e così lui non ha potuto differenziare tra il suo comportamento sgradevole e un quadro completamente sgradevole di se stesso.

Il gruppo grazie al feedback rende possibile questa distinzione.

    1. nel gruppo si verifica una regolare sequenza interpersonale:

a) esibizione della patologia,

b) attraverso il feedback e l’auto-osservazione la persona diventa il miglior osservatore del proprio comportamento,

c) valuta l’impatto di quel comportamento sui sentimenti degli

altri, l’opinione che gli altri hanno di loro, l’opinione che essi hanno di sé,

5) il paziente che diventa conscio di questa sequenza diventa anche consapevole della propria responsabilità: ciascuno è autore del proprio mondo interpersonale,

6) gli individui che accettano la propria responsabilità nella formazione del proprio mondo interpersonale possono iniziare a cimentarsi con ciò che consegue da questa scoperta: se sono stati loro a creare il loro mondo socio-relazionale allora hanno il potere di cambiarlo.

L’intensità e l’importanza di questa consapevolezza sono proporzionali alla quantità di affetto collegato all’interazione. Quanto più l’esperienza è reale ed emotivamente carica tanto più potente è la sua efficacia, se invece è razionalizzata l’apprendimento è meno efficace.

8) comprendendo questa sequenza la persona può azzardare nuovi tipi di comportamenti, dipendono a) dalla motivazione della persona al cambiamento, dal disagio personale e insoddisfazione per gli attuali modi di comportamento, b) da quanto il paziente è coinvolto nel gruppo, cioè di quanto importi al paziente del gruppo, c) della rigidità della struttura del carattere e dallo stile interpersonale del paziente

    1. una volta avvenuto il cambiamento, anche minimo, il paziente giudica come irrazionale quella temuta calamità che aveva impedito quel comportamento.

10) il comportamento nuovo viene trasportato dal gruppo alla vita interpersonale.

    1. si mette in moto una spirale adattiva, prima nel gruppo e poi all’esterno del gruppo.

Diminuendo le distorsioni interpersonali aumenta la capacità di instaurare relazioni gratificanti, diminuisce l’angoscia sociale, aumenta l’autostima e cessa il bisogno di nascondersi.

Gli altri trovano piacevole questo comportamento e mostrano approvazione per il paziente, il quale aumenta autostima e intensifica i cambiamenti fino a rendere superflua la terapia.

Il transfert che nella terapia individuale è uno strumento fondamentale, nella terapia di gruppo è una forma specifica di distorsione percettiva interpersonale simile a molte altre della persona nell’interazione con gli altri in gruppo.

Per la persona l’elaborazione del transfert verso il terapeuta è importante perché rappresenta i genitori, l’autorità, la tradizione stabilita e i valori interiorizzati. Ma la maggior parte dei pazienti presenta anche conflitti in altri campi interpersonali, riguardo ad esempio al potere, all’assertività, alla rabbia, alla competitività con i propri pari, all’intimità, alla sessualità, alla generosità, all’avarizia e all’invidia.

Maggior importanza viene data all’interazione con gli altri che con il leader.

Insight = guardare all’interno, un processo che comprende la chiarificazione, la spiegazione e il superamento della rimozione. L’insight avviene quando si scopre qualcosa di importante su se stessi, sui propri comportamenti, sul proprio sistema motivazionale o sul proprio inconscio.

Primo tipo di insight: comprendere il modo di apparire nella relazione con gli altri, come sono visti dalle altre persone (tesi, cordiali, distaccati, attivi, sfuggenti, arroganti, noiosi).

Secondo tipo di insight: possono comprendere i modelli interattivi più complessi, per esempio che sfruttano gli altri, li corteggiano con ammirazione costante, li seducono per poi respingerli, sono competitivi, sono bisognosi di amore o che tendono ad avere relazioni solo con il terapeuta o solo con gli uomini o le donne del gruppo.

Terzo tipo di insight è l’insight motivazionale: i pazienti possono apprendere perché fanno quello che fanno con o ad altre persone. La comprensione, ad esempio, che ci si comporta in certi modi perché si teme che un comportamento diverso causerebbe delle catastrofi (subire umiliazioni, essere disprezzati, distrutti o abbandonati,) persone distaccate che evitano l’intimità perché temono di perdere se stesse, gli aggressivi e i vendicatori possono scoprire l’insaziabile bisogno di essere protetti e amati, i timorosi e gli ossequiosi possono temere che si scateni la loro rabbia rimossa e distruttiva.

Quarto tipo di insight è l’insight genetico: comprendere come si è giunti ad essere fatti in quel modo. Attraverso l’esplorazione della storia del suo sviluppo comprende la genesi dei modelli comportamentali attuali. Queste spiegazioni poi dipendono dall’inquadramento teorico del terapeuta (Freud, Kohut, Kenberg, ecc.)

    1. Coesione di gruppo

Nella terapia di gruppo la coesione è come la relazione nella terapia individuale.

Come la coesione di gruppo esercita un’influenza terapeutica?

Coesione = forza che agisce su tutti i membri del gruppo per trattenerli nel gruppo, cioè l’attrattiva che un gruppo esercita sui suoi componenti, attraverso il calore e il sentirsi a proprio agio nel gruppo, che sentono di appartenere al gruppo, che apprezzano e che si sentono a loro volta apprezzati dal gruppo, incondizionatamente accettati e sostenuti.

La coesione viene calcolata dal livello di attrattiva che il gruppo esercita suoi membri.

La coesione non è proprio un fattore terapeutico, ma ne è la condizione essenziale, creando le condizioni per l’assunzione di rischi, la catarsi e l’esplorazione interpersonale e INTRApersonale.

Ciò che è terapeutico è la condivisione del proprio mondo interiore con gli altri altri e successiva accettazione da parte degli altri.

Essere accettati dagli altri quando si crede di essere ripugnanti è una potente forza, purché si siano stabilite regole di accettazione e di inclusione, il gruppo viene interiorizzato.

un gruppo coeso aumenta il sentimento di auto-accettazione, impatto terapeutico del sostegno reciproco.

Test Coesione di gruppo (scala a 5 punti, da poco 1 a molto 5).

1) quanto spesso ritieni che il tuo gruppo dovrebbe incontrarsi?

    1. quanto ti piace il gruppo di cui fai parte?

    2. se la maggior parte dei componenti del gruppo abbandonassero il gruppo e il gruppo si sciogliesse, vorresti avere la possibilità di dissuaderli?

    3. pensi che il lavoro svolto nel gruppo ti mette in condizioni di raggiungere la maggior parte dei tuoi obiettivi terapeutici?

    4. se potessi sostituire i membri del tuo gruppo con altri membri ideali quanti ne sostituiresti? (escluso i terapeuti).

6) fino a che punto pensi che il gruppo ti coinvolga nelle attività di gruppo?

7) che cosa ne pensi della tua partecipazione e del tuo contributo al lavoro di gruppo?

8) che cosa ne pensi della lunghezza degli incontri?

9) che cosa pensi del terapeuta o dei terapeuti?

10) ti vergogni di essere in terapia di gruppo?

  1. rispetto agli altri, in che misura il tuo gruppo lavora bene insieme?

Popolarità tramite l’uso del sociogramma: chiedere ad ogni partecipante di indicare la popolarità dei componenti del gruppo dal più popolare al meno popolare.

La ricerca ha provato che la coesione di gruppo è di per sé terapeutica.

La coesione crea le condizioni per l’attivazione di altri processi.

Carl Rogers: Quando c’è una buona relazione si mettono in moto processi caratteristici: il paziente è sempre più libero di esprimere ciò che prova, comincia a fare esame di realtà e a operare maggiori discriminazioni tra i suoi sentimenti e le sue percezioni dell’ambiente, del suo Sé, delle altre persone e delle esperienze, diventa sempre più consapevole dell’incoerenza tra le sue esperienze e il suo concetto di Sé, diventa poi consapevole dei sentimenti che precedentemente erano stati negati o deformati nella coscienza, il suo concetto di Sé che ora comprende gli aspetti in precedenza negati o deformati diventa più uniforme alle sue esperienze, gli risulta sempre più facile ricevere, senza sentirsene minacciato, la considerazione positiva e incondizionata del terapeuta e provare una considerazione di sé incondizionata e positiva, si trova sempre più a sperimentare se stesso come punto focale della valutazione della natura e del valore di un oggetto o di un’esperienza, la sua reazione alle esperienze è sempre meno legata alla percezione delle valutazioni di sé fatta dagli altri e sempre più legata all’efficacia dell’esperienza nell’intensificare il suo sviluppo (Rogers, 1959).

Rogers: tendenza attualizzante: eliminare gli ostacoli nel raggiungimento di questi processi autonomi.

Primo compito del paziente: l’auto-esplorazione, diventare consapevole delle esperienze e degli aspetti di sé di cui prima non era consapevole, importanza dell’accettazione tra membro e membro (accettazione paritaria), l’accettazione da parte degli altri può avvenire solo dopo che la persona ha accettato se stessa e accettazione di sé per accettare gli altri, autostima è legata alla stima da parte degli altri. (Sullivan: il sé fatto di valutazioni riflesse).

Aumenta la stima da parte del gruppo quando c’è partecipazione al lavoro di gruppo consistente in un’attiva esplorazione di se stessi e della propria relazione con gli altri.

Autostima e stima pubblica: nello scegliere i membri più popolari si dava importanza alla giovinezza, alla cultura, all’intelligenza e alla capacità di introspezione.

Valori del gruppo di incontro: l’assunzione di rischi, la spontaneità, l’apertura, l’auto-svelamento, la capacità di esprimersi, l’auto-agevolazione del gruppo e il sostegno.

I più popolari hanno maggiori probabilità di cambiare. Popolarità: da partecipazione attiva, auto-svelamento, auto-esplorazione, espressione delle emozioni, comportamento non difensivo, capacità di agire da leader, interesse per gli altri, sostegno del gruppo.

Coesione-abbandono.

Ostilità e partecipazione al gruppo. L’ostilità può intralciare il lavoro di gruppo. Un gruppo coeso è un gruppo che sa affrontare in modo costruttivo il conflitto, la rabbia non è pericolosa, vi si sopravvive.

Il conflitto favorisce l’auto-svelamento perché ognuno si apre di più per spiegare la propria posizione.

Affrontare e superare l’odio per un altro membro è un’esperienza altamente positiva.

Un gruppo coeso ha più facilità ad esprimere l’ostilità tra loro e verso il leader, scoprendo che non è una calamità irreparabile.

Più Importanza del gruppo riferita dai membri:

1: scoprire e accettare parti di me prima inaccettabili,

2 essere capace di dire ciò che mi infastidisce anziché tenermelo dentro,

3 gli altri mi dicono sinceramente quello che pensano di me,

4 imparare ad esprimere i miei sentimenti,

5 insegnamento del gruppo sul tipo di impressione che faccio agli altri,

6: esprimere i sentimenti negativi o positivi verso un altro membro

7: apprendere che devo assumermi la responsabilità del modo in cui vivo la mia indipendentemente da quanto sia appoggiato o guidato dagli altri,

8: apprendere come avvicino gli altri,

9: vedere che gli altri esprimevano sentimenti e corrono altri rischi traendone giovamento, avere maggiore fiducia nel gruppo e nelle altre persone,

Esperienza di gruppo: esperienza emotiva e la discussione fatta su quella esperienza, interazione affettivamente carica interpersonale e di auto-riflessione

10 Catarsi

A partire da Breuer e Freud e il lavoro sull’isteria, molti terapeuti hanno tentato di aiutare i pazienti a liberarsi delle emozioni represse, imparare ad esprimere i miei sentimenti e ad esprimere ciò che mi infastidisce e dare voce a ciò che abbiamo soffocato.

11 Fattori esistenziali

1: riconoscere che la vita a volte è sleale e ingiusta;

2: riconoscere che in ultima analisi non c’è scampo da alcuni dolori della vita o della morte;

3: riconoscere che per quanta intimità io possa raggiungere con altre persone devo sempre affrontare la vita da solo;

4) affrontare i problemi fondamentali della mia vita e della morte e vivere la mia vita più onestamente ed essere meno coinvolto dalle cose

insignificanti:

5 apprendere che debbo assumermi la responsabilità definitiva del modo in cui vivo la mia vita indipendentemente da quanto io sia guidato e sostenuto dagli altri.

Questioni esistenziali: libertà, solitudine, inevitabilità della morte e mancanza di significato.

Contattare le questioni fondamentali in modo autentico permette di vedere sotto una luce diversa le questioni della vita quotidiana; due tipi di solitudine: la primordiale (esistenziale e non può essere risolta) e la solitudine sociale (incapacità di stare con gli altri, può essere affrontata e risolta nel gruppo).

Nietzsche: colui che possiede un motivo per vivere può sopportare qualsiasi modo di vivere.